Durante il periodo bellico, il prof. Ravarini ci
riferisce che alcuni soci, lui compreso, non hanno
interrotto la frequentazione del circolo e, seppur con
frequenza meno regolare, hanno continuato ad incontrarsi.
Nel 1945, conclusosi il buio periodo del secondo
conflitto mondiale, anche l'attività scacchistica
riprende gradualmente il proprio corso. In questo stesso
anno, la Federazione abbandona il vecchio nome di A.S.I.
e torna ad assumere quello originario di F.S.I.
Dal 12 al 20 ottobre 1946, presso la Società Scacchistica
Torinese, si svolge il campionato regionale di Prima
Categoria. I partecipanti sono 15 e Ravarini giunge 3°
con 5,5 p.ti.
In questo periodo di dopoguerra, tutti quanti si trovano
impegnati nella ricostruzione di una nazione
economicamente in ginocchio. Gli scacchisti che hanno
ripreso regolare attività agonistica a livello nazionale
non sono ancora molti e l’organizzazione romana per le
finali del Campionato Italiano Assoluto incontra non
poche difficoltà. Fra i problemi di rintracciamento dei
giocatori e le rinunce di coloro non disposti per ovvi
motivi a spostarsi sino a Roma, i contatti della
Federazione vengono estesi a tutti coloro che si sanno
aver già ripreso l’attività. Contattato a sua volta,
Ravarini accetta la proposta e parte alla volta della
capitare, divenendo, così, il primo novarese della storia
a partecipare ad una finale di Campionato Italiano
assoluto.
Nell'aprile del 1947, a Roma, i partecipanti sono 36 e
nel proprio girone eliminatorio a sei giocatori, il
professore si trova di fronte a personaggi che hanno
fatto la storia dello scacchismo nazionale, quali Nestler,
Staldi e Cenni. Ravarini vince con Siveri, ma perde
contro i tre summenzionati e Maienza, arrivando ultimo
nel girone.
La contestata formula della manifestazione che prevede
tornei di qualificazione, seguiti da semifinali e finale,
vede la vittoria ex-aequo di Castaldi e Staldi. Ravarini
termina al 32°-35° posto.
A questo punto, proseguiamo con la diretta
testimonianza del professore, il 14 aprile 2002, durante
un'altra visita a casa sua:
"Ricordo che il dissesto del circolo fu progressivo e
questo fatto mi spinse ad abbandonare l'attività nel 1947.
Oramai ci incontravamo più per casualità che per desiderio
del gioco. Si avvertiva chiaramente che il movimento
scacchistico novarese era destinato a spegnersi.
Per circa venti anni dimenticai totalmente gli scacchi e mi
dedicai al bridge".
Fu in questo modo che gli scacchi scomparvero
progressivamente da Novara per molti anni e, a conferma di
ciò, anche sui numeri de “L’Italia Scacchistica” degli anni
50 non si leggono più notizie del nostro circolo. In
realtà, comunque, non sappiamo dire se alcuni soci abbiano
ugualmente proseguito a frequentarsi senza l’appoggio di
una sede fissa o se, taluni di loro, abbiano semplicemente
continuato l'attività scacchistica singolarmente.
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