LA STORIA DELLA S.S.N.
 



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Capitolo 3
1960-1965
LA RICOSTITUZIONE DEL CIRCOLO

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Ancora il prof. Ravarini:

"Il circolo si era ormai dissolto da moltissimi anni, quando, verso la metà degli anni 60, un certo Nicolò Guglielmi, un trentenne appassionato di scacchi che lavorava a Novara, si prese la briga di ricostituire il circolo, contattando tutti i vecchi soci, me compreso. Francamente, non so proprio dirvi come Guglielmi riuscì a reperire tutti i nostri nomi, ma vi riuscì. All'epoca, non avrei mai immaginato di riprendere un'attività che avevo abbandonato da vent'anni, e che era ormai stata rimossa dalla mia mente, ma Guglielmi insistette al punto tale che alla fine riuscì a convincermi".

Gli scacchi, dunque, erano finalmente tornati a Novara e la loro nuova sede era presso il Caffè Barlocchi, storico e rinomato punto di ritrovo novarese situato sotto i portici di Piazza Martiri, sul lato che dà le spalle al parco dell'Allea. Al pari del vecchio Caffè Porto Rico, anche il Caffè Barlocchi, oggi, non esiste più: dal 2002, al suo posto sorge un negozio di abbigliamento.
Riguardo il periodo della ricostituzione del circolo, però, occorre fare alcune precisazioni. Osservando con attenzione le notizie pubblicate sulle "L’Italia Scacchistica" dell'epoca, sembra acquistare valore l'ipotesi che la rifondazione non sia avvenuta a cavallo della metà degli anni sessanta come afferma il professore, bensì nella primissima metà di quello stesso decennio. Nel settembre del 1964, infatti, in prof. Ottorino Della Santa è presente al 20° Congresso F.S.I. a Milano, in qualità di rappresentante di Novara. A confermare la retrodatazione, nel giugno del 2004 è la testimonianza dell’ex socio Enzo Campo che, entrato a far parte del circolo nel 1964, afferma che esso era tornato ad essere attivo da circa un paio d’anni.
Ma torniamo al dott. Guglielmi: oggi egli vive ad Ivrea, è socio fondatore della Società Scacchistica Eporediese e, grazie all'intermediazione del Maestro F.I.D.E. Folco Castaldo, nell'aprile 2002 siamo riusciti a ricontattarlo. Questa è la sua diretta testimonianza riguardo quel memorabile periodo:

"Risiedevo da solo a Novara, inizialmente in via Greppi e successivamente in via Antonelli, proprio sotto la cupola di S. Gaudenzio. Poiché a Novara non esisteva un circolo scacchistico attivo, per un certo numero di anni sono stato socio della Società Scacchistica Milanese, la cui sede era allora in un bar di via Panfilo Castaldi. In quell'ambiente mi sono formato dal punto di vista scacchistico ed ho avuto occasione di conoscere i personaggi storici dello scacchismo milanese e nazionale: il conte Dal Verme, il maestro Ferrantes, il signor Piccinin, il futuro presidente della FSI Palladino (che forse si ricorderà ancora di me), il maestro Rubinstein e tanti altri.
Vivendo in un ambiente di lavoro di ottimo livello intellettuale, in una città di grandi tradizioni culturali come Novara, mi sorprendeva che non esistesse un ambiente in cui si potesse praticare il nobile giuoco. Avendo saputo per caso che in realtà nel passato c'era stato un circolo scacchistico, decisi di tentare l'impresa di riportarlo in vita. Riuscii, non ricordo come, a procurarmi un elenco dei vecchi soci e mi misi all'opera.
Per descrivere le diverse azioni di rintracciamento, avvicinamento, convinzione dei diversi personaggi ci vorrebbe una penna molto più capace della mia. Comunque quanto raccontato dal prof. Ravarini, che fu uno degli obbiettivi, corrisponde bene alla realtà.
Il risultato fu che, tra vecchi soci ricondotti all'ovile e nuovi soci reperiti sul territorio attraverso un'opera di proselitismo, riuscii a mettere insieme un gruppo di una trentina di giocatori. Il circolo venne debitamente iscritto alla FSI e si diede inizio all'attività sociale vera e propria, che prevedeva una riunione settimanale con la disputa di tornei sociali, l'organizzazione di incontri a squadre (Biella, Ispra) e di simultanee (Osmanovic).
Uno dei risultati di questo lavoro fu la scoperta di alcuni talenti scacchistici, che in assenza di organizzazione erano rimasti allo stato latente, e che furono convogliati verso l'attività nazionale. Voglio citare in particolare il sig. Roatta, che pure essendo classificato allora come 1a categoria nazionale, sviluppava un giuoco di livello molto superiore e rappresentava la nostra prima scacchiera, e l'ing. Mario Melosi, che pur privo di titoli, alla sua prima uscita in campo nazionale riuscì ad arrivare alla finale del Campionato Italiano assoluto.
Oltre ai personaggi già citati, mi vengono in mente il prof. Bottino, Santo Catalfamo ed Enzo Campo.
Per concludere la mia storia, avendo cambiato sede di lavoro, ed essendomi trasferito a Ivrea, in un certo senso ho seguito in circostanze alquanto diverse (alcuni anni in più, famiglia a carico) uno schema di azione analogo. Pur facendo parte della Società Scacchistica Torinese, in cui nel 1973 riuscii ad ottenere il secondo posto assoluto, ho contribuito alla nascita della Società Scacchistica Eporediese, di cui sono stato il primo presidente.
"

Se la metà degli anni 60 ha dunque visto rifiorire il movimento scacchistico novarese, il 1965 è altresì legato ad un aneddoto certamente curioso. In quell'anno, infatti, nella sezione “Lettere al direttore”, "L'Italia Scacchistica" (n.714, pag. 80) pubblica una singolare lettera del socio Avv. Luciano Lilloni che, citando il prof. Della Santa, rivendica simpaticamente la paternità di una difesa davvero eccentrica.

Lettera al direttore:

"Sig. Direttore,
il prof. Ottorino Della Santa, presidente del CIRCOLO Scacchistico Novarese di cui sono socio, avendo il nero gioca sempre questa curiosa difesa: 1.e4 f5 2.exf5 Rf7?! L'idea è di giocare sollecitamente g7-g6 per aprire la linea "f" e magari quella "h" al controgioco Nero.
Naturalmente la difesa può riuscire solo come sorpresa e meglio se a gioco lampo. Non sembra che il Nero perda forzatamente. La variante principale è:
3.Dh5+ g6 4.fxg6+ Rg7 5.gxh7 [5.Ad3 Cf6 6.Dg5 h6] 5...Txh7 [non va 5...Cf6 6.Dg5+ Rf7 7.Ad3] 6.Dg5+ Rh8 7.d4 (o anche 7.Ad3 Ah6), con gioco a doppio taglio.
Invece di 3.Dh5+, il Bianco può giocare molto bene anche 3.Cf3, o anche 3.b3. o magari 3.g4, o infine 3.d4, in ogni caso con vantaggio.
Con permesso, vorrei sapere se la difesa figuri nell'elenco ufficiale delle aperture a cura della FIDE.
In caso negativo, si dovrebbe battezzarla. Il prof. Della Santa la chiama scherzosamente la Difesa Ebrea, comunque riterrei più esatto chiamarla Difesa di Novara o anche, considerati i lunghi anni da cui il professore la pratica con risultati non sempre ingloriosi, Difesa Della Santa.
"
Luciano Lilloni (Novara)

Risposta:

"Nell'unica edizione ufficiale della FIDE (1933) dei "Débuts de jeu d'échecs" - Leur dèsignation uniforme - a pag. 35, capitolo XXIX, vi è indicato un "Gambit en second" con le seguenti mosse:
1.e2-e4, f7-f5.
Altro non c'è.
Ora, volendo dare un nome alla difesa 2...Rf7 (dopo l'accettazione del gambetto con 2.exf5), nulla vieta di chiamarla Difesa Della Santa, visto che attualmente è solo lui che la pratica.
"

Questa lettera, oltre ad essere una vera chicca da collezionista, pone finalmente chiarezza sulla singolare leggenda novarese legata alla fantomatica Difesa Ebrea, sul suo fantasioso sostenitore e sulla sua curiosa sequenza di mosse. Alcuni soci raccontano ancor oggi, che dietro quel nome, si celasse il temerario impianto 1.f3 e 2.Rf2 e che a giocarlo fosse Santo Catalfamo. Altri ancora, invece, sempre alla stessa persona e alla bizzarra apertura, associavano la sequenza 1.e4, 2.Ac4 seguita sistematicamente dalla pazzesca 3.Axf7+. Invece, niente di tutto ciò: sia la sequenza di mosse che colui che ha ideato questo impianto, differivano da ciò che si era creduto sino ad ora. Ma non è solo questo, ciò che ci testimonia la lettera in questione: essa ci dice pure che tra i soci novaresi di questo periodo c’è l’Avvocato milanese Luciano Lilloni, due volte Campione Italiano assoluto per corrispondenza, maestro sia a tavolino che per posta, che presumiamo essersi trasferito a Novara per motivi di lavoro. In merito alla durata del soggiorno novarese di Lilloni, non abbiamo informazioni ma sappiamo solo che nel 1961 egli gioca ancora per la scacchistica milanese, poiché, in quel periodo, il suo nome appare all’interno della formazione che vince il Campionato Italiano a squadre di serie A, nelle finali di Cremona.
Prima di proseguire, c’è ancora una notizia legata al 1965: il delegato provinciale F.S.I. per Novara è il Rag. Renato Bottini, in sostituzione dell'Avv. Lilloni, che non apparendo più da questo momento in poi nelle notizie del circolo, immaginiamo abbia lasciato Novara per motivi di lavoro.

 



Società Scacchistica Novarese