Ancora il prof. Ravarini:"Il circolo si era ormai dissolto da moltissimi anni,
quando, verso la metà degli anni 60, un certo Nicolò
Guglielmi, un trentenne appassionato di scacchi che
lavorava a Novara, si prese la briga di ricostituire il
circolo, contattando tutti i vecchi soci, me compreso.
Francamente, non so proprio dirvi come Guglielmi riuscì a
reperire tutti i nostri nomi, ma vi riuscì. All'epoca, non
avrei mai immaginato di riprendere un'attività che avevo
abbandonato da vent'anni, e che era ormai stata rimossa
dalla mia mente, ma Guglielmi insistette al punto tale che
alla fine riuscì a convincermi".
Gli scacchi, dunque, erano finalmente tornati a Novara e
la loro nuova sede era presso il Caffè Barlocchi, storico e
rinomato punto di ritrovo novarese situato sotto i portici
di Piazza Martiri, sul lato che dà le spalle al parco
dell'Allea. Al pari del vecchio Caffè Porto Rico, anche il
Caffè Barlocchi, oggi, non esiste più: dal 2002, al suo
posto sorge un negozio di abbigliamento.
Riguardo il periodo della ricostituzione del circolo, però,
occorre fare alcune precisazioni. Osservando con attenzione
le notizie pubblicate sulle "L’Italia Scacchistica"
dell'epoca, sembra acquistare valore l'ipotesi che la
rifondazione non sia avvenuta a cavallo della metà degli
anni sessanta come afferma il professore, bensì nella
primissima metà di quello stesso decennio. Nel settembre
del 1964, infatti, in prof. Ottorino Della Santa è presente
al 20° Congresso F.S.I. a Milano, in qualità di
rappresentante di Novara. A confermare la retrodatazione,
nel giugno del 2004 è la testimonianza dell’ex socio Enzo
Campo che, entrato a far parte del circolo nel 1964,
afferma che esso era tornato ad essere attivo da circa un
paio d’anni.
Ma torniamo al dott. Guglielmi: oggi egli vive ad Ivrea, è
socio fondatore della Società Scacchistica Eporediese e,
grazie all'intermediazione del Maestro F.I.D.E. Folco
Castaldo, nell'aprile 2002 siamo riusciti a ricontattarlo.
Questa è la sua diretta testimonianza riguardo quel
memorabile periodo:
"Risiedevo da solo a Novara, inizialmente in via Greppi
e successivamente in via Antonelli, proprio sotto la cupola
di S. Gaudenzio. Poiché a Novara non esisteva un circolo
scacchistico attivo, per un certo numero di anni sono stato
socio della Società Scacchistica Milanese, la cui sede era
allora in un bar di via Panfilo Castaldi. In quell'ambiente
mi sono formato dal punto di vista scacchistico ed ho avuto
occasione di conoscere i personaggi storici dello
scacchismo milanese e nazionale: il conte Dal Verme, il
maestro Ferrantes, il signor Piccinin, il futuro presidente
della FSI Palladino (che forse si ricorderà ancora di me),
il maestro Rubinstein e tanti altri.
Vivendo in un ambiente di lavoro di ottimo livello
intellettuale, in una città di grandi tradizioni culturali
come Novara, mi sorprendeva che non esistesse un ambiente
in cui si potesse praticare il nobile giuoco. Avendo saputo
per caso che in realtà nel passato c'era stato un circolo
scacchistico, decisi di tentare l'impresa di riportarlo in
vita. Riuscii, non ricordo come, a procurarmi un elenco dei
vecchi soci e mi misi all'opera.
Per descrivere le diverse azioni di rintracciamento,
avvicinamento, convinzione dei diversi personaggi ci
vorrebbe una penna molto più capace della mia. Comunque
quanto raccontato dal prof. Ravarini, che fu uno degli
obbiettivi, corrisponde bene alla realtà.
Il risultato fu che, tra vecchi soci ricondotti all'ovile e
nuovi soci reperiti sul territorio attraverso un'opera di
proselitismo, riuscii a mettere insieme un gruppo di una
trentina di giocatori. Il circolo venne debitamente
iscritto alla FSI e si diede inizio all'attività sociale
vera e propria, che prevedeva una riunione settimanale con
la disputa di tornei sociali, l'organizzazione di incontri
a squadre (Biella, Ispra) e di simultanee (Osmanovic).
Uno dei risultati di questo lavoro fu la scoperta di alcuni
talenti scacchistici, che in assenza di organizzazione
erano rimasti allo stato latente, e che furono convogliati
verso l'attività nazionale. Voglio citare in particolare il
sig. Roatta, che pure essendo classificato allora come 1a
categoria nazionale, sviluppava un giuoco di livello molto
superiore e rappresentava la nostra prima scacchiera, e
l'ing. Mario Melosi, che pur privo di titoli, alla sua
prima uscita in campo nazionale riuscì ad arrivare alla
finale del Campionato Italiano assoluto.
Oltre ai personaggi già citati, mi vengono in mente il
prof. Bottino, Santo Catalfamo ed Enzo Campo.
Per concludere la mia storia, avendo cambiato sede di
lavoro, ed essendomi trasferito a Ivrea, in un certo senso
ho seguito in circostanze alquanto diverse (alcuni anni in
più, famiglia a carico) uno schema di azione analogo. Pur
facendo parte della Società Scacchistica Torinese, in cui
nel 1973 riuscii ad ottenere il secondo posto assoluto, ho
contribuito alla nascita della Società Scacchistica
Eporediese, di cui sono stato il primo presidente."
Se la metà degli anni 60 ha dunque visto rifiorire il
movimento scacchistico novarese, il 1965 è altresì legato
ad un aneddoto certamente curioso. In quell'anno, infatti,
nella sezione “Lettere al direttore”, "L'Italia
Scacchistica" (n.714, pag. 80) pubblica una singolare
lettera del socio Avv. Luciano Lilloni che, citando il
prof. Della Santa, rivendica simpaticamente la paternità di
una difesa davvero eccentrica.
Lettera al direttore:
"Sig. Direttore,
il prof. Ottorino Della Santa, presidente del CIRCOLO
Scacchistico Novarese di cui sono socio, avendo il nero
gioca sempre questa curiosa difesa: 1.e4 f5 2.exf5 Rf7?!
L'idea è di giocare sollecitamente g7-g6 per aprire la
linea "f" e magari quella "h" al controgioco Nero.
Naturalmente la difesa può riuscire solo come sorpresa e
meglio se a gioco lampo. Non sembra che il Nero perda
forzatamente. La variante principale è:
3.Dh5+ g6 4.fxg6+ Rg7 5.gxh7 [5.Ad3 Cf6 6.Dg5 h6] 5...Txh7
[non va 5...Cf6 6.Dg5+ Rf7 7.Ad3] 6.Dg5+ Rh8 7.d4 (o anche
7.Ad3 Ah6), con gioco a doppio taglio.
Invece di 3.Dh5+, il Bianco può giocare molto bene anche
3.Cf3, o anche 3.b3. o magari 3.g4, o infine 3.d4, in ogni
caso con vantaggio.
Con permesso, vorrei sapere se la difesa figuri nell'elenco
ufficiale delle aperture a cura della FIDE.
In caso negativo, si dovrebbe battezzarla. Il prof. Della
Santa la chiama scherzosamente la Difesa Ebrea, comunque
riterrei più esatto chiamarla Difesa di Novara o anche,
considerati i lunghi anni da cui il professore la pratica
con risultati non sempre ingloriosi, Difesa Della Santa."
Luciano Lilloni (Novara)
Risposta:
"Nell'unica edizione ufficiale della FIDE (1933) dei "Débuts
de jeu d'échecs" - Leur dèsignation uniforme - a pag. 35,
capitolo XXIX, vi è indicato un "Gambit en second" con le
seguenti mosse:
1.e2-e4, f7-f5.
Altro non c'è.
Ora, volendo dare un nome alla difesa 2...Rf7 (dopo
l'accettazione del gambetto con 2.exf5), nulla vieta di
chiamarla Difesa Della Santa, visto che attualmente è solo
lui che la pratica."
Questa lettera, oltre ad essere una vera chicca da
collezionista, pone finalmente chiarezza sulla singolare
leggenda novarese legata alla fantomatica Difesa Ebrea, sul
suo fantasioso sostenitore e sulla sua curiosa sequenza di
mosse. Alcuni soci raccontano ancor oggi, che dietro quel
nome, si celasse il temerario impianto 1.f3 e 2.Rf2 e che a
giocarlo fosse Santo Catalfamo. Altri ancora, invece,
sempre alla stessa persona e alla bizzarra apertura,
associavano la sequenza 1.e4, 2.Ac4 seguita
sistematicamente dalla pazzesca 3.Axf7+. Invece, niente di
tutto ciò: sia la sequenza di mosse che colui che ha ideato
questo impianto, differivano da ciò che si era creduto sino
ad ora. Ma non è solo questo, ciò che ci testimonia la
lettera in questione: essa ci dice pure che tra i soci
novaresi di questo periodo c’è l’Avvocato milanese Luciano
Lilloni, due volte Campione Italiano assoluto per
corrispondenza, maestro sia a tavolino che per posta, che
presumiamo essersi trasferito a Novara per motivi di
lavoro. In merito alla durata del soggiorno novarese di
Lilloni, non abbiamo informazioni ma sappiamo solo che nel
1961 egli gioca ancora per la scacchistica milanese,
poiché, in quel periodo, il suo nome appare all’interno
della formazione che vince il Campionato Italiano a squadre
di serie A, nelle finali di Cremona.
Prima di proseguire, c’è ancora una notizia legata al 1965:
il delegato provinciale F.S.I. per Novara è il Rag. Renato
Bottini, in sostituzione dell'Avv. Lilloni, che non
apparendo più da questo momento in poi nelle notizie del
circolo, immaginiamo abbia lasciato Novara per motivi di
lavoro.
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